ERAVAMO IL SANTOS DI PELE’

1962-Campeão-Mundial

Lima, Zito, Dalma, Calvet, Gilmar, Mauro, Dorval, Mengalvio, Coutinho, Pelè e Pepe. 11 giocatori in completo bianco, una squadra leggendaria che incantò il mondo vincendo, nei primi anni sessanta, due edizioni della Coppa Intercontinentale. Quella squadra che tutti inevitabilmente associano a O’Rei Pele, in realtà, aveva nelle proprie fila giocatori di classe indiscutibile come il portiere Gilmar ovvero Gylmar dos Santos Neves, Zito il faro della squadra e uomo spogliatoio per eccellenza, Pepe funambolica ala che realizzò 450 reti nel Santos e Coutinho un attaccante riconosciuto da molti come uno dei più forti giocatori “santisti”, secondo soltanto a sua Maestà Pelè.

Il Santos nasce nel 1912, espressione calcistica dell’omonima cittadina portuale brasiliana sita nello Stato di S. Paolo. Questa località, tra le altre cose, è nei ricordi di diversi italiani poiché nel grande porto di Santos sfilarono, a partire dalla metà del XIX, moltissimi connazionali sfuggiti alla miseria in Patria e speranzosi di potersi costruire una nuova e migliore vita in Brasile. Alla fondazione i colori della squadra erano il bianco e l’azzurro “guarniti” con decorazioni dorate.

Lo stemma in uso nel 1912
Lo stemma in uso nel 1912

A quei tempi le maglie erano una produzione assolutamente artigianale ed in breve tempo il club si trovò di fronte al dilemma di contenerne le spese di produzione. Fu così che il Direttivo societario, nel 1913, decise di ricorrere alla semplicità adottando maglie palate bianco e nere dove il bianco rappresentava la pace mentre il nero venne accostato, in maniera davvero originale, alla mobilità. Tale divisa nella realtà passò, anni dopo, ad essere la maglia per le trasferte mentre l’iconica bianca venne adottata per le gare casalinghe ricordando, nello stemma, i colori bianco e nero.

Come per le maglie, anche il primo stemma dei santisti ricalcava le tonalità originarie in bianco e azzurro. Uno strano aneddoto è, invece, legato all’annata 1915 quando il Santos dovette, per partecipare ad un torneo organizzato dalla Associação Paulista de Esportes Atleticos, cambiare denominazione trasformandola in Uniao F.C. con relativa adozione di un nuovo simbolo societario. Fu una fugace apparizione poiché ben presto si passò allo stemma che ancora viene utilizzato sulle maglie e nei gagliardetti, con l’aggiunta delle due stelle dorate a significare le altrettante vittorie conquistate, nel 1962 e 1963, nella Coppa Intercontinentale.

L’epopea d’oro del Santos passa anche attraverso i suoi gagliardetti, tra questi due particolarmente esplicativi. Il primo è quello che commemora le grandi vittorie dei primi anni sessanta ed in particolare quella storica della prima Coppa Intercontinentale nel 1962 ai danni del Benfica.

Gagliardetto in uso negli anni sessanta
Gagliardetto in uso negli anni sessanta

All’epoca l’Intercontinentale si giocava su due incontri e nella partita di ritorno il Santos, dopo essersi affermato nella partita di andata giocata al Maracanà, impartì una lezione di gioco al Benfica di Eusebio infliggendogli un perentorio 2-5 con un parziale che vedeva i “santisti” avanti per 5-0 fino a pochi minuti alla fine dell’incontro. Il secondo, invece, è il gagliardetto autografato da molti giocatori degli anni sessanta e che abbraccia due generazioni. Quella delle due coppe Intercontinentali e quella della seconda metà degli anni sessanta che vide la presenza, oltre alla già nutrita schiera di campioni, di giocatori come Carlos Alberto il terzino fluidificante che molti ricorderanno per il goal realizzato all’Italia nella finale della Rimet 1970.

Il Santos fu anche la squadra in grado di fermare addirittura una guerra. Questo avvenne alla fine degli anni sessanta quando il “dream team” brasiliano ricevette l’invito a disputare due amichevoli in Nigeria, in quel periodo sconvolta da una sanguinosa guerra civile. Il fascino del calcio e soprattutto il carisma del grandissimo Pelè e del Santos furono in grado di fermare, per alcuni giorni il conflitto. Paradossi e potere di uno sport, talvolta, anche miracoloso.

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