PRESS ZONE: Ecco il super collezionista Cianfanelli, mister 9000 gagliardetti: chicche di ogni epoca: il 1938, Pelé, Cruijff!

Intervista su www.derbyderbyderby.it di Davide Capano

Lo scambio dei gagliardetti è uno di quei rituali che appartengono alla storia del calcio. Per questo abbiamo intervistato Marco Cianfanelli, calciofilo residente a Santa Marinella (Roma), che ha trasformato una passione dell’infanzia in un racconto che copre oltre un secolo di storia del pallone mondiale. Sì, perché il 53enne di Ariccia, milanista e appassionato di calcio inglese, possiede una collezione di oltre 9000 gagliardetti di club e nazionali di tutte le epoche. “Pezzi di stoffa” con fascino che tutti possono sfogliare, o meglio cliccare, perché in attesa di avere uno spazio fisico per esporli, Cianfanelli ha creato il sito www.pennantsmuseum.com e sta pensando di pubblicare un libro.

Gagliardetto della Pro Vercelli, anni Dieci del Novecento
Gagliardetto della Pro Vercelli, anni Dieci del Novecento

Da dove nasce la passione per i gagliardetti?

“È un insieme di fattori che hanno determinato in me l’insaziabile voracità nell’avere gagliardetti delle squadre e nazionali di tutto il mondo. Nasce dalla grande passione per il calcio e il notevole interesse per l’araldica e i colori associati al pallone, settori fertilissimi non solo in termini puramente sportivi ma anche di retaggi storici associati. Infatti, dietro alla scelta dei colori e di uno stemma riportato su un labaro, c’è spesso la storia di un luogo, le sue tradizioni o addirittura il segno della sorte, come nel caso della scelta dei colori (giallo blu) del Boca Juniors. I colori del club argentino furono scelti dai fondatori per pura casualità ricorrendo a quelli del vessillo issato da una nave in via di approdo. La nave batteva bandiera svedese dai colori giallo blu e da qui la scelta di tali insegne per il forte club argentino”.

Quale il primo che ha avuto? Com’è cambiata la raccolta nel corso degli anni tra prima dell’avvento dei social e dopo?

“Un gagliardetto assolutamente decorativo e non di grande valore che acquistai nel 1982. In quel periodo erano da poco iniziati i mondiali e decisi di acquistare questo che riportava sulla fronte il disegno della mascotte dei mondiali di Spagna (un personaggio animato della fattezza di un’arancia denominato naranjito dagli spagnoli) e sul retro i nominativi di tutta la rosa azzurra che disputò quel trionfale e indimenticabile mondiale. A mio parere l’avvento dei social ha aperto a dismisura le possibilità di accrescere le collezioni perché è un eccezionale mezzo di facilitazione della comunicazione. Negli anni ’80 si poteva semplicemente scrivere lettere e restare in trepidante attesa di una risposta. A oggi tutto è più semplice e decisamente a vantaggio dei collezionisti. Abbandonata la classica carta e penna, tutti i social consentono, in tempo reale, di connettersi con collezionisti di tutto il mondo e rimanere con loro collegati. E non solo. I social sono anche un’ottima vetrina da cui acquisire nuovi contatti. Come potrei, in tal senso, mai dimenticare la richiesta d’informazioni che ricevetti da un ragazzo finlandese che si tramutò, in via del tutto fortunosa, in una straordinaria aggiunta in collezione di stupendi e rarissimi gagliardetti. Chiudo dicendo che, oltre i social, la possibilità di realizzare musei virtuali attraverso siti dedicati è sicuramente uno straordinario veicolo che consente di condividere con tanti appassionati la passione dei gagliardetti. Ho fatto anche io questa scelta realizzando nel 2012 un sito (www.pennantsmusem.com) che raccoglie parte dei miei più rilevanti gagliardetti”.

Gagliardetto Milan A.S. del 1938
Gagliardetto Milan A.S. del 1938

Cianfanelli, il vessillo a cui tiene di più tra gli oltre 9000 che possiede?

“Difficile fare una graduatoria ma dovendo scegliere assegno la mia preferenza, per motivi di affetto e ragioni di tifo, a un gagliardetto del Milan estremamente raro. Esso fu consegnato ai croati dell’Hajduk Spalato in una delle due amichevoli che il Milan disputò contro tale compagine nel giugno del 1938. All’epoca la denominazione era A.S. Milan che i rossoneri mantennero soltanto per pochi anni. Dovendo invece indicare la mia preferenza per questioni di rarità, sarei davvero in imbarazzo. Infatti nella mia collezione ci sono pezzi che vanno dagli anni’10 (labaro della Pro Vercelli) e che ripercorrono la storia del calcio fino ai giorni nostri. Triangoli di stoffa passati nelle mani di grandi campioni come Pelé, Cruijff o insegne di squadre italiane e straniere (club e rappresentative nazionali) universalmente note. Qualche esempio? Barcellona 1931, Italia mondiale del ’38, Chelsea del 1949, Nazionale spagnola mondiali del Brasile del ’50 e Italia consegnato all’Austria nell’aprile 1950, Santos anni ’60 autografato da tutta la squadra, Olanda consegnato da Cruijff al capitano del Belgio nel 1976, Brasile mondiali di Germania del 1974, Italia finale di coppa del mondo del 1994. Mi fermo qui conscio del fatto di non aver dato sicuramente pari rango ad altri gagliardetti della mia raccolta meritevoli di pari menzione”.

Che curiosità e storie ci sono dietro ad ogni gagliardetto?

“Infinite sono le curiosità che, in virtù della mia propensione a conoscere i dettagli di stemmi e colori e le storie correlate a un gagliardetto, scopro di giorno in giorno. Solo per citare qualche esempio: il gagliardetto della prima finale della Coppa Città delle Fiere che il Barcellona disputò contro il London XI o London F.A. nel 1958. Questa, come anche intuibile nella denominazione, non era una squadra di club quanto più una selezione cittadina che veniva appositamente costituita per la competizione. Cito pure il gagliardetto che il Cosenza Calcio utilizzava nel corso della stagione 2008-2009. In esso, infatti, venivano riportate all’interno del cerchio recante il classico lupo della Sila, simbolo della squadra, sette linee rosse che non sono un semplice orpello allo stemma, ma bensì rappresentative dei sette colli che cingono la città di Cosenza e che sono riportati, con altra geometria e colori, anche nello stemma cittadino”.

Come imposterà il libro che ha in mente di pubblicare?

“Sarà, nelle intenzioni, una sintesi storica del calcio nazionale, attraverso i suoi gagliardetti, a partire dal 1929 (anno di costituzione del girone unico della Serie A) fino ai giorni nostri. Raccoglierà migliaia d’immagini di gagliardetti, esclusivamente della mia collezione, relativi a circa 400 squadre che hanno militato, nel periodo citato, nelle categorie dei professionisti e ciascuna squadra avrà una scheda descrittiva dell’evoluzione degli stemmi e colori riportati nei gagliardetti. Si tratterà di un’opera pioneristica, la prima sui gagliardetti di calcio, che spero di completare nel corso dell’anno”.

Il gagliardetto è uno dei simboli che unisce il calcio di ogni epoca?

“Assolutamente sì. Sin dalle origini del calcio, anche se una data esatta non è attribuibile, le squadre utilizzavano vessilli identificativi. S’iniziò con delle sorte di bandiere che alfieri designati portavano, in testa alla squadra, sul campo all’inizio di una partita a dei veri capolavori finemente ricamati e utilizzati in larga scala negli anni venti e trenta. Oggi permane la tradizione dello scambio dei gagliardetti, anche se con differenti modalità tra le Nazioni e ben diversa qualità rispetto alle piccole opere d’arte citate sopra. Quello che, personalmente, ritengo variato o sminuito è il valore intrinseco associato al gagliardetto. Un tempo esso, infatti, era davvero il simbolo della squadra e i suoi colori e le sue forme erano mostrate a tutti con orgoglio a giustificare un comune senso di appartenenza e passione. Oggi basti pensare a come, nel nostro campionato, i rispettivi capitani si scambiano, nel rituale all’inizio della partita, il gagliardetto. Le sue sembianze sono camuffate da figure geometriche create dai capitani nel ripiegamento e, spesso, avvolgimento dello stesso. Dal simbolo massimo del club nell’antichità all’anonima espressione che attualmente è conferita ai gagliardetti. Stesso simbolo, diverso valore a esso associato”.

Da milanista spera che il Milan disputi la prossima Champions League con Ibra?

“Spero che, con o senza Ibra, il Milan possa quanto prima ritornare ai palcoscenici che merita e a rinnovare, anche attraverso i suoi gagliardetti, la gloria di una tra le maggiori squadre di calcio al mondo”.

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2 comments

    • David Yates on 7 April 2020 at 20:25
    • Reply

    Hi
    Great read will very much look forward to your book
    Thanks
    David (Leeds)

    1. Thanks David. Do you if in the UK has been written a book on football soccer pennants?
      Best Regards, Marco

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